L’attuale congiuntura economica come ha inciso nell’ambito del mercato dell’arte e dell’antiquariato?
Il discorso relativo al mercato dell’arte è molto complesso e affonda ovviamente le radici più profonde della sua crisi nella situazione generale, nazionale e internazionale che oggi stiamo vivendo. Tuttavia è possibile citare, al di là di questo, alcuni caratteri tipici del mercato d’arte italiano. Innanzitutto quest’ultimo conserva ancora veri e propri limiti strutturali legati alla nostra legislazione artistica. Mi riferisco ovviamente ai vincoli legati all’esportazione che inevitabilmente frenano l’acquisto da parte di acquirenti stranieri. Ora, superare difficoltà come queste in momenti di agiatezza e tranquillità è possibile; farvi fronte in una situazione critica diventa molto difficile. Ciò che oggi il mercato si trova ad affrontare è quindi un insieme di molteplici difficoltà. Prima fra tutte una grave contrazione dei clienti acquirenti a fronte invece di un’offerta in costante crescita. In poche parole pochi sono coloro che comprano, mentre, per le stesse ragioni, molti di più sono coloro che vogliono vendere. Questo innesta un meccanismo, evidente soprattutto negli ultimi anni, che porta ad una svalutazione dei beni. Per questo un dipinto o un mobile antico che in passato era stato acquistato a cifre molto alte, oggi non conserva più lo stesso valore. Il problema, è vero, investe il prodotto di media qualità, non il pezzo importantissimo, che continua ad avere i suoi collezionisti, ma è proprio il prodotto di media qualità che rappresenta la base, lo zoccolo duro del mercato su cui si fonda tutto il resto. Le reazioni alla crisi sono comunque differenziate. Un discorso come questo vale per il mercato italiano dei dipinti e degli arredi antichi e in parte per il mercato dell’Ottocento. L’arte moderna e contemporanea, come pure il modernariato di alto livello invece, rappresentano oggi i settori più redditizi.
Da che cosa dipende questa differenza?
Nell’ ambito dell’arte contemporanea c’è innanzitutto un bacino di compratori più ampio rispetto agli altri settori. Non solo privati e gallerie, ma istituzioni, fondazioni, banche sono oggi infinitamente più interessati a questa tipologia di prodotto. E anche qui i motivi sono molteplici: intanto una migliore aspettativa di investimento a breve tempo e poi un più generale cambiamento di gusto verificatosi negli ultimi anni. Il dipinto contemporaneo, come anche il pezzo di design, è diventato oggi uno status simbol e le case dell’attuale compratore potenziale sono arredate in chiave moderna e sono decisamente più piccole, lontane dallo stile con cui si arredavano le case nei decenni passati.
Quali sono i fattori che oggi premiano o fanno da deterrente ai fini della vendita?
I pezzi di altissimo rango, i cosiddetti top lots, che combinano adeguatamente stima elevata, corrispettiva qualità ed effettivo appeal di mercato, proposti da case d’asta di primo livello italiane e internazionali che operano sul territorio italiano, riescono comunque ad ottenere risultati sempre brillanti anche in quei settori che così tanto patiscono la crisi. Il problema infatti, come già accennato, non riguarda, per così dire, i capolavori, quanto piuttosto il bene di medio valore. Nei momenti buoni di mercato i fattori di riduzione dell’appeal commerciale come il soggetto, lo stato di conservazione di un pezzo, le dimensioni, sono assorbiti dal fatto che il mercato tira; nei momenti di crisi invece questi stessi elementi possono produrre l’invenduto e ciò che prima poteva essere considerato un pregio (come ad esempio un quadro antico molto grande o un trumeau settecentesco), diventano problemi abbastanza insormontabili.
Che cosa ci si può quindi aspettare sul mercato dell’arte? Ha senso continuare ad investire anche su quei settori in crisi?
Naturalmente la ripresa nei settori in crisi è vincolata alla ripresa dell’economia. Quindi è difficile attendersi riprese a tempo breve. E’ pur vero però che il mercato dell’arte esisterà sempre come sempre è esistita l’arte (non siamo di fronte ad un cambiamento così epocale!!!). Diciamo che il mercato riprenderà più facilmente se ci sarà la capacità di proiettarsi un po’ oltre la crisi.
Luca Bortolotti, storico dell’arte. Dopo aver insegnato alle Università di Venezia (Cà Foscari) e Roma (La Sapienza e Tor Vergata) è stato dal 2007 esperto del Dipartimento di dipinti antichi della Finarte Casa d’Aste delle sedi di Roma e Milano. Dal 2010 è titolare dell’insegnamento Case d’asta e Mercato nell’ambito del Master of Art organizzato dall’Università LUISS di Roma.
Nelle immagini che seguono alcuni esempi di arredo e complementi d’arredo andati in asta recentemente. Nell’ordine: un tavolo di Adolf Loof, una scrivania di Diego Giacometti, il vaso ‘Donatella’ di Gio’ Ponti, la sedia ‘Red Blue’ di Gerrit Rietveld (www. Dorotheum.com); un’opera di Raymond Hains e un quadro di Alighiero Boetti (www.asteboetto.it); una scrivania romana del XVIII secolo, un inginocchiatoio sempre romano del XVII secolo e una coppia di vedute di Roma di Gaspar Van Wittel (www.antonina1890.it); un dipinto a soggetto sacro della cerchia di Santi di Tito (www.christies.com) e una console a goccia Luigi XV (www.cambiaste.com).
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Autore: Manuela D'Aguanno












